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Chi si lava i denti con l'acqua calda?

Non so spiegare questa strana abitudine. Me lo sono chiesto molte volte, nessuno che conosco si lava i denti con l'acqua calda, ne amici ne parenti che io sappia. 
Ho provato a indagare ma nessuno sa darmi una risposta da dove sia nata questa faccenda. C'è qualcuno che si lava con l'acqua calda i denti? 
Soprattutto, non fa niente? 
Meglio l'acqua fredda? 
Forse qualche dentista oppure odontotecnico sa darmi una risposta al riguardo. 
Cercando di ricordarmi da dove possa venire questo metodo, ho fatto un ipotesi, forse la più plausibile è:

Quando ero ragazzo ho avuto un periodo che mi ricordo in cui ho sofferto di sensibilità dentale, in particolar modo con il freddo, infatti mangiare il gelato era una vera tortura. 
Probabilmente in quel periodo ho iniziato a lavare i denti con acqua tiepida/calda, per non avere il fastidio del freddo. È l'unica cosa logica che mi viene in mente, dopo di che evidentemente ho continuato con questa pratica, e ancora oggi faccio così. 
A dire il vero non mi da fastidio, anzi non nascondo che mi dà una sensazione di pulizia migliore, più profonda, ma sicuramente sarà una mia sensazione. L'unico "fastidio" è quando mi trovo a parlare con qualche persona, perché fanno una faccia inorridita. Come a dire "MA COSA FAI? E, COME FAI?". Alcuni non possono pensarci, ma non lo trovo così strano o particolare.

Restando in materia di pulizia dentale, l'acqua calda con allo spazzolino elettrico Oral B per intenderci questo , sono un'accoppiata vincente, credo che sia un'invenzione straordinaria, ma anche in questo caso ho sentito pareri discordanti sull'utilizzo di questa invenzione. Anche in questo caso non so dov'è la verità, va bene?
Fa bene? 
Fa male? 
Qualcuno si lamenta che danneggia le gengive, ma ha un sensore di pressione che avverte e comunque con l'utilizzo si perfeziona la tecnica di lavaggio. Alla fine il risultato è ottimo.

Il ghiro d'italia 2019 della RAI

Gli sport che più amo e seguo sono due, e pensandoci bene hanno molte cose in comune.

Entrambi hanno più squadre partecipanti, ma allo stesso tempo sono sport individuali, poiché il vincitore è unico. Si avvalgono di un mezzo tecnico, portando ai massimi livelli la ricerca tecnologica, associata alla massima performance fisica. Le location sono all’aria aperta e con panorami talvolta mozzafiato. Il meteo fa la sua parte spesso e volentieri.

Una delle parti migliori è la tifoseria, senza età, sesso e colori, mischiata e solitamente molto numerosa, calorosa, colorata e trasversale, direi mondiale. Probabilmente dovrebbero essere un esempio per altri tipi di sport.

Hanno in comune la pericolosità, la velocità e hanno entrambi le ruote. Gli atleti hanno il casco e curiosamente fanno pipì mentre sono in gara.

Quanti avranno indovinato a questo punto?

Ok vi do un aiutino, uno ha il motore l’altro no, o perlomeno non va a benzina.

Si tratta della Formula 1 e del ciclismo su strada.

Perché parlo di questi due sport che mi sono cari? Perché oltre a tutto quello precedentemente scritto hanno o meglio, avevano fino a qualche anno fa, ancora una cosa in comune: la RAI.
Ebbene sì mi sono avvicinato a queste discipline anche grazie alla Radio Televisione Italiana, che ha trasmesso gli eventi in tv.

I miei ricordi partono da quando correvano Jean Alesi e Gerhard Berger in Ferrari, anche se c’è da dire che la vera passione arrivò con Michael Schumacher e Eddie Irvine alla guida della rossa di Maranaello.

In quegli anni la telecronaca era affidata prima a Andrea De Adamich e Guido Schittone, sulle reti Fininvest. Per poi tornare alla RAI con Gianfranco Mazzoni, e commento tecnico René Arnoux, passata due anni dopo al pilota Ivan Capelli. Con il commento tecnico di Giorgio Piola, e i due inviati in pista e box Ettore Giovannelli e Stella Bruno, senza dimenticare le fantastiche interviste di Ezio Zermiani. Anni bellissimi anche per merito della Ferrari e dei tanti successi del Cavallino Rampante.

Nel 2017 La RAI tv di stato perde i diritti e non trasmette più i gran premi, che passano a Sky. Una cosa vissuta molto male dai tifosi, era un’occasione divertente e conviviale per una giornata di sport. Ancora oggi non mi capacito di come sia possibile che una Tv di stato non sia in grado di competere per mantenere la Formula Uno, uno sport nazionale direi visto che molta parte di questo sport (uomini e mezzi) vengono dall’Italia. Oltre a perdere dei professionisti come quelli sopracitati, alcuni emigrati in altre tv, altri sprecati in giro, anche se dovrei essere contento di vedere Giovannelli tra i ciclisti. Ma non lo sono perché dovrebbe assolutamente stare tra i piloti.

Anche se questa situazione mi rammarica, so anche che si tratta di “business” e quindi c’è poco da fare, mi rassegno e oggi guardo la formula uno versione inglese commentata da James Allen, e l'ex pilota Martin Brundle.

Caso molto diverso quello del ciclismo.

Inizio a sentire di questo sport quando il dualismo era tra Francesco Moser e Giuseppe Saronni, ma il vero avvicinamento è arrivato con Gianni Bugno e Claudio Chiappucci, per poi continuare con il pirata Marco Pantani e Il re leone Mario Cipollini, fino ad arrivare ad oggi con Vincenzo Nibali. Ho sempre seguito con interesse e passione, nonostante momenti molto bassi che hanno colpito il ciclismo, e inutile negare l’ala oscura del doping che ha purtroppo coinvolto questo sport. Una pratica da condannare fortemente anche in questa occasione.

Quindi ho iniziato a seguire il Giro d’Italia, da quando approdò su Mediaset nel 1993, con la telecronaca di Davide De Zan (figlio di Adriano) con il commento tecnico di Giuseppe Saronni, poi sostituito nell’ultima stagione mediaset nel 1997, da Silvio Martinello.
Il Giro ritornò in Rai, dove iniziò un radioso futuro per questo sport, alla telecronaca tornò il grande Adriano De Zan con il commento di Davide Cassani. Nel 2001 Arrivò Auro Bulbarelli al posto di De Zan. Nel 2010 Al posto di Bulbarelli arriva Francesco Pancani sempre affiancato al commento tecnico di Davide Cassani.

Nel 2014 Al posto di Cassani arriva il commento tecnico di Silvio Martinello. La coppia di telecronisti Pancani Martinello arriva fino all’inizio 2019.

Perché questa cronologia? Semplicemente perché molti fan del ciclismo soffrono molto i cambiamenti della telecronaca, perché quelle voci diventano familiari, bisogna considerare poi che le telecronache negli anni sono diventate sempre più lunghe. Ma bisogna dire che questi cambiamenti sono dovuti a cause di forza maggiore, o miglioramenti professionali degli interessati, fino ad oggi.

Nel 2019 La squadra sembrava collaudata, invece arriva la sorpresa da parte della RAI che sostituisce Pancani e Martinello, il primo retrocedendolo di ruolo scambiandolo, con Andrea De Luca inviato in moto e, non rinnovando il contratto con Martinello, e al suo posto Alessandro Petacchi.

Ora voglio dire, niente è per sempre e questo si sa, ma in questo caso non si riesce a capire questo cambiamento, aspramente contestato da coloro che seguono questo sport, arrivando a iniziare una petizione per riportare le due voci al proprio posto. Cambiamenti troppo pesanti che non sono stati graditi, Da Alessandra De Stefano promossa vice-direttore che non può andare in video, al cambio della telecronaca, agli inviati come Marco Saligari che non dice più “passo”. Sembra che ci sia maretta da quelle parti. Ovviamente nessuno parla e spiega cosa succede e perchè, e gli unici a pagare con il canone un prodotto scadente e comunque non voluto indovinate chi è?

Per finire vorrei dire c’è a chi importa la telecronaca e a chi no. Cosa costa accontentare a chi importa? Tanto a chi non importa e uguale no?

5150 e la chitarra canta Van Halen docet

Sono sempre stato un grande appassionato di musica, in particolar modo per il rock in tutte le sue forme, da quello più soft a quello più estremo, da lì anche il mio amore e  avvicinamento alla chitarra. Di tanto in tanto faccio un gran "giro" musicale, cioè prendo una band o un'artista e mi riascolto tutta la discografia completa. Spotify o Youtube per questo sono davvero utili ed economici.
Questo metodo è molto interessante, oltre a far ripercorre l'intera carriera artistica, si scoprono tantissime curiosità e le evoluzioni nel tempo, così come riscoprire i dischi belli e quelli brutti. In poche parole, è un esercizio che consiglio a tutti da fare di tanto in tanto, soprattutto per gli artisti o band preferite. Perché in fondo siamo portati ad ascoltare i nostri brani preferiti o quelli puù noti e magari ci sono perle nascoste dietro l'angolo che non ricordiamo più.


Come detto in precedenza adoro la musica rock, e uno delle mie band preferite sono sicuramente i VAN HALEN, gruppo nato negli anni 70 dai fratelli olandesi Edward e Alex Van Halen.
Come molti sapranno Edward meglio conosciuto come Eddie Van Halen è uno dei chitarristi più influenti nella scena rock ancora oggi, probabilmente dopo Jimi Hendrix è colui che ha messo un segno indelebile per quanto riguarda la chitarra elettrica moderna. E' stato un innovatore in tutto, la sua trasversalità musicale, una capacità brillante di interpretare i più svariati generi e stili musicali. La sua tecnica chitarristica sopraffina ma al contempo potentissima, ancora oggi copiata e utilizzata da moltissimi "discepoli chitarrai". La grande capacità di "fare il suono Van Halen", modificandosi più o meno, per caso o per volontà, tutta la strumentazione da solo, dalle chitarre agli amplificatori. E non ultimo la performance live, certamente atletico e colorato, racchiuso in una parola spettacolare.

Fatta questa breve anteprima su una figura iconica del rock'n'roll, ho ripercorso tutta la discografia dei VAN HALEN diverse volte.

Il primo album del 1978 "VAN HALEN" è stata una pietra miliare. Hanno subito raggiunto il top con brani incredibili e indimenticabili, Eddie alla chitarra il fratello Alex alla batteria, il bassista Michael Anthony e il mitico cantante David Lee Roth, hanno realizzato un vero e proprio capolavoro.
Anche se i fan più fedeli e attenti conoscono il catalogo completo a memoria. Io vi segnalerò un mio riassunto di brani meno "famosi" dei loro successi, ma degni da riscoprire e riascoltare, come le ultime tre canzoni dell'album omonimo, la rockeggiante "LITTLE DREAMER" o il blues elettrico/acustico "ICE CREAM MAN" e "ON FIRE" la più metal del disco.

Nel 1979 arriva "VAN HALEN II", dove segnalo "OUTTA LOVE AGAIN" e la spettacolare "SPANISH FLY" un minuto dove un superlativo Van Halen si concede alla chitarra classica.

Siamo al terzo disco nel 1980 "WOMAN AND CHILDREN FIRST", Subito il sapore trash di "LOSS OF CONTROL" e l'elettro/acustica "TAKE YOUR WHISKEY HOME" e ovviamente l'acustica blues/country tutta slide guitar "COULD THIS BE MAGIC?".

1981 "FAIR WARNING" quarto album della band americana. La prima da ascoltare è "SINNER'S SWING!", un po’ di progressive style con "PUSH COMES TO SHOVE" e lo sperimentale "SUNDAY AFTERNOON IN THE PARK" e "ONE FOOT OUT THE DOOR".

1982 "DIVER DOWN" l'album noto per la copertina rossa con la fascia bianca e per la cover di "(OH)PRETTY WOMAN" va certamente ascoltata "CATHEDRAL" la strumentale di chitarra, "LITTLE GUITARS", il charleston "BIG BAD BILL" e il vocal finale "HAPPY TRAILS". In questi ultimi brani si può verificare e assaporare l'effettivo talento camaleontico della band californiana.

Arriviamo all'84 con l'album “1984”, il disco con il brano che forse li ha portati a essere conosciuti in ogni angolo del pianeta "JUMP".  Chiaramente l'intro "1984" e "TOP JIMMY" non possono essere tralasciati.

Eccoci al 1986 con "5150" con il primo cambio di voce, arriva Sammy Hagar dietro al microfono. Come non ascoltare la titletrack "5150" e "INSIDE".

Ottavo album in studio per i Van Halen è "OU812" siamo nel 1988,  da non perdere "SOURCE OF INFECTION","FINISH WHAT YA STARTED" e un blues molto Mississippi style "A APOLITICAL BLUES".

1991 arriva "FOR UNLAWFUL CARNAL KNOWLEDGE", da ascoltare "THE DREAM IS OVER" e la strumentale "316" assolutissimamente.

1995 il decimo album "BALANCE". La prima song da tenere in considerazione è il tiratissimo rock'n'roll "BIG FAT MONEY", "STRUNG OUT" e "BALUCHITERIUM".

Nuovo cambio dietro l'asta del microfono nel 1998 per l'album "VAN HALEN III" arriva il cantante degli EXTREME Gary Cherone. Si parte con la strumentale acustica "NEWWORLD" per poi proseguire con "FROM AFAR", "YEAR TO THE DAY" e per finire la particolare "HOW MANY SAY I" cantata da Eddie Van Halen.

In fine c'è il ritorno di David Lee Roth nel 2012 con l'album "A DIFFERENT KIND OF TRUTH". Lo storico bassista Michael Anthony viene sostituito dal figlio di Eddie Wolfgang Van Halen, e si parte con la seconda traccia “SHE’S THE WOMAN” è molto interessante, poi “STAY FROSTY” “BEATS WORKIN’”.

Siamo nel 2019 in attesa che la storia musicale dei VAN HALEN continui, magari con la formazione originale, tanto cara ai più nostalgici, E che Eddie ci spacchi ancora un po’ le orecchie con la sua chitarra.
ROCK ON!

E' utopico parlare di utopìa

Sarebbe bello, ma è impossibile realizzarlo. Ideale ma irranggiungibile? Magari si potesse ma è assolutamente UTOPICO.
Ho sentito spesso questo mood, poi mi sono chiesto ma è utopico rispetto a qualcosa o qualcuno, alla volontà dell'essere umano? Utopico perché non raccoglie la volontà assoluta. Quindi non impossibile ma casomai il contrario se c'è la volontà.
In tanti campi si è raggiunto un risultato che per anni sembrava un sogno proibitivo, eppure si è realizzato.

Quindi in realtà l'utopìa non esiste o è un invenzione per giustificare la non volontà di arrivare allo scopo? E se invece esiste, coloro che persistono inseguendo il sogno, stanno perdendo solo del tempo? In fondo se è impossibile perché farlo? Probabilmente era una domanda da fare a Marzullo in tarda notte magari dopo una birra.

Alla fine se l'utopìa è una visione ideale dell'uomo verso una "situazione", vuol dire che molto probabilmente è assolutamente realizzabile, visto che ci ha pensato lui, quindi ricade nelle sue conoscenze reali o teoriche e conseguentemente ha la "capacità" di realizzazione dell'opera. 
Forse l'uomo è solo nemico di se stesso, e si evolve autodistruggendosi, che non vuol essere necessariamente una critica ma solo un dato di fatto? Troppe domande in un post solo!

Un giorno selvaggio all'autolavaggio

Ho una piccola utilitaria, e anche se sono un grande amante della automobili, onestamente non è tra i miei sport preferiti lavarle.
Ma salendo in auto qualche giorno fa, mi sono reso conto, che era arrivato il momento di una bella e profonda pulita, altrimenti rischiavo di prendere qualche malattia.
Al di là degli scherzi, mi sono recato in un posto che mi piace molto, perché la reputo un'attività futuristica, ovvero riunisce più attività in una.
Un famoso marchio di noleggio auto, che ha al suo interno una pompa di benzina e una stazione di lavaggio auto.
Ma non è di quelli automatici bensì lavaggio a mano.
Mi reco lì intorno alle undici di mattina a piedi.
Entro nell'ufficio e una signorina alla reception mi accoglie. Le chiedo se fosse possibile prendere un appuntamento per lavare l'auto.
Lei mi risponde chiedendomi quando, e io a mia volta chiedo la disponibilità.
Lei: "Le andrebbe bene oggi pomeriggio alle 15:30? Però la deve lasciare e venire a riprenderla verso le 18:30"
Io: "Perfetto"

Gentilmente mi spiega tutto, mi chiede quali servizi voglio, le loro offerte, le tariffe ecc.
Poi mi dice "Se vuole la può lasciare anche adesso", io le rispondo che non avevo con me l'auto, e che l'avrei riportata nel primo pomeriggio.
Saluti e sono andato via.
Alle 15.28 sono li. Lascio la macchina fuori l'ufficio ed entro dentro.
La solita signorina mi manda in un ufficio adiacente, dove c'è un'altra signorina che chiameremo signorina 2.
La quale controlla i dati, l'appuntamento e tutte le verifiche del caso. 
Io le chiedo: "L'auto e le chiavi a chi le lascio?"
Lei: "Le lasci al ragazzo fuori"
Esco fuori e mi avvicino al ragazzo e gli chiedo "dove devo lasciare l'auto?".
E lui mi fa: “Ma cosa deve fare?" 
Ed io: "lavare l’auto" 
E lui: "Adesso?" 
Io: "adesso non lo so, devo venirla a ritirare alle 18:30"

Lui: "NO oggi no, adesso poi si fa buio, e non si vede bene dentro, non si pulisce bene" e ha continuato a farfugliare qualcosa. E si allontana verso l'automobile che stava pulendo.
Io sono rimasto per un momento frastornato, ho pensato di non aver capito bene, anche perché il ragazzo in questione è straniero e non parlava benissimo l'italiano. 
Ripresi i "sensi" mi sono avvicinato e ho spiegato tutta la questione, e lui si è infastidito ancora di più.
Perché probabilmente ha realizzato che erano stati i sui titolari e non io a decidere questo lavoro.
A quel punto non sapeva dove sfogare la frustrazione. E alla mia richiesta di dove dovevo lasciare l'auto, visto che il piazzale era pieno, mi indica un posto inesistente.
Fortuna ha voluto che uscisse signorina 2, che subito ha compreso cosa succedeva, ha preso le chiavi e l'auto in consegna.
Alla fine il lavoro è stato davvero ottimo, ma resta quel leggero turbamento che ti fa dire:
“Se trovo un altro, questo lo mollo”.
In poche parole anche se uno fa un lavoro mega super professionale, è il rapporto umano che fa la differenza con il cliente c'è poco da fare.